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Il Corpus LBC italiano

Alessandro Aresti (Università di Cagliari)

La Banca dati LBC è un database testuale multilingue progettato per essere rappresentativo del lessico dei beni culturali. Per la sua costituzione l'italiano è il punto di partenza, nonché di riferimento, perché molta parte del lessico delle arti ha la sua origine e si sviluppa in Italia, e inoltre molti testi stranieri di ambito artistico nascono come traduzioni di testi italiani, o comunque sono fortemente influenzati da testi italiani. Ciò è vero soprattutto per il periodo fra il Cinque e il Seicento, quando trattati architettonici come quelli di Sebastiano Serlio o di Andrea Palladio godono di un grande successo internazionale.

Ma su tutte le opere si stagliano, per la loro primazia cronologica oltre che per la straordinaria capacità di unire l’ariosità del racconto biografico alla precisione del discorso critico- e tecnico-artistico, le celebri Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettoridi Giorgio Vasari, di cui esistono, come è ampiamente noto, due edizioni, le cosiddette Torrentiniana (del 1550) e Giuntina (1568). Quest’opera, per la sua diffusione oltreconfine, ha permesso l’esportazione in altre lingue di numerosi termini italiani della pittura, della scultura, dell’architettura e delle arti cosiddette minori. Matteo Motolese (L’italiano lingua delle arti. Un’avventura europea (1250-1650), Bologna, il Mulino, 2012) ha individuato diversi termini legati all’uso vasariano passati poi ad altre lingue, tra cui parole fondamentali come maniera e disegno.

A conferma del valore letterario della scrittura vasariana (un valore riconosciuto già da Giovanni Nencioni in alcuni suoi interventi degli anni Cinquanta), basti il seguente passo, la parte iniziale della Vita di Michelangelo:

Michelagnolo Buonarroti fiorentino, pittore, scultore, architetto

Nacque dunque un figliuolo sotto fatale e felice stella nel Casentino, di onesta e nobile donna, l’anno 1474 a Lodovico di Lionardo Buonarruoti Simoni, disceso, secondo che si dice, della nobilissima et antichissima famiglia de’ Conti di Canossa. Al quale Lodovico, essendo podestà quell’anno del castello di Chiusi e Caprese, vicino al sasso della Vernia, dove san Francesco ricevé le stìmate, diocesi aretina, nacque, dico, un figliuolo il sesto dì di marzo, la domenica, intorno all’otto ore di notte, al quale pose nome Michelagnolo, perché, non pensando più oltre, spirato da un che di sopra, volse inferire costui essere cosa celeste e divina oltre all’uso mortale, come si vidde poi nelle figure della natività sua, avendo Mercurio e Venere in seconda nella casa di Giove con aspetto benigno riceuto: il che mostrava che si doveva vedere ne’ fatti di costui, per arte di mano e d’ingegno, opere maravigliose e stupende (ed. Giuntina, vol. 6, pp. 4-5).

Per quanto riguarda il versante tecnico, ecco invece uno dei molteplici esempi che dimostrano la ricchezza di terminologia artistica di cui l’opera vasariana è tramite (si lasciano osservare termini che si riferiscono a strumenti, tecniche, materiali, ecc.):

Capitolo XXI. Del dipingere a olio in tavola e su le tele

[…] per mettere in opera questo lavoro si fa così: quando vogliono cominciare, cio[è] ingessato che hanno le tavole o dolcissima colla quattro o cinque mani con una spugna, vanno poi macinando i colori con olio di noce o di seme di lino (benché il noce è meglio, perché ingialla meno), e così macinati con questi olii, che è la tempera loro, non bisogna altro, quanto a essi, che distenderli col pennello. Ma conviene far prima una mestica di colori seccativi, come biacca, giallolino, terre da campane, mescolati tutti in un corpo e d’un color solo, e quando la colla è secca impiastrarla su per la tavola e poi batterla con la palma della mano tanto ch’ella venga egualmente unita e distesa per tutto: il che molti chiamano l’imprimatura. Dopo, distesa detta mestica o colore per tutta la tavola, si metta sopra essa il cartone che averai fatto con le figure e invenzioni a tuo modo, e sotto questo cartone se ne metta un altro tinto da un lato di nero, cioè da quella parte che va sopra la mestica. Apuntati poi con chiodi piccoli l’uno e l’altro, piglia una punta di ferro overo d’avorio o legno duro e va’ sopra i proffili del cartone segnando sicuramente, perché così facendo non si guasta il cartone, e nella tavola o quadro vengono benissimo proffilate tutte le figure e quello che è nel cartone sopra la tavola. E chi non volesse far cartone, disegni con gesso da sarti bianco sopra la mestica overo con carbone di salcio, perché l’uno e l’altro facilmente si cancella. E così si vede che, seccata questa mestica, lo artefice, o calcando il cartone o con gesso bianco da sarti disegnando, l’abozza: il che alcuni chiamano imporre. E finita di coprire tutta, ritorna con somma politezza lo artefice da capo a finirla, e qui usa l’arte e la diligenza per condurla a perfezione; e così fanno i maestri in tavola a olio le loro pitture (ed. Giuntina, vol. I, pp. 133-134; sottolineature mie).

Il corpus – e poi il dizionario – LBC potrà essere un utile strumento di consultazione per la lettura e lo studio di testi di ambito artistico come le Vite. Allo stato attuale il corpus è ancora abbastanza scarno: sono stati riversati solo pochi testi, fra cui una parte delle Vite del Vasari. Nel corpus saranno inclusi testi appartenenti non solo a diverse epoche ma anche ai più svariati generi testuali: agli estremi dell’arco sia cronologico sia tipologico ci saranno le lettere di Michelangelo da una parte e recenti guide turistiche di Firenze dall’altra.

Da storico della lingua, e anche da responsabile del corpus Italiano, mi preme sottolineare il fatto che il dizionario che sarà elaborato a partire dal corpus non solo permetterà di osservare le varie corrispondenze tra lingue diverse per quanto riguarda i termini legati al patrimonio artistico, ma potrà anche essere sfruttato per osservare, passo dopo passo, anche l’evoluzione semantica di certi termini dell’ambito artistico e architettonico.

Solo qualche esempio, sempre dalle Vite. Si consideri la categoria semantica delle variazioni di colore relative alle immagini dipinte, che chiaramente trova un’ampia rappresentazione lessicale nelle pagine vasariane. Prendiamo questo passo:

come gli orecchi restano offesi da una musica che fa strepito o dissonanza o durezze […], così restano offesi gli occhi da’ colori trop[p]o carichi o troppo crudi. Conciosiaché il troppo acceso offende il disegno, e lo abbacinato, smorto, abbagliato e troppo dolce pare una cosa spenta, ve[c]chia et affumicata; ma lo unito che tenga in fra lo acceso e lo abbagliato è perfettissimo e diletta l’occhio, parimente che una musica unita et arguta diletta lo orecchio (Introduzione alle tre arti del disegno. Pittura. Cap. XVIII, ed. Giuntina).

A colpire è in particolare la triade abbacinato, smorto, abbagliato, ciascuno sinonimo degli altri due: una sorta di dittologia a tre elementi con cui il Vasari sembra voler esaurire le opzioni lessicali per il significato ‘di colore privo di luminosità e di vivezza’; tra l’altro, sono interessanti i due aggettivi abbacinato e abbagliato, che nell’uso odierno non conoscono questa accezione semantica.

Stesso significato ha ombrato, attestato nel passo seguente (dove si noti anche la presenza di un aggettivo di significato opposto, cioè lumeggiato):

nella pittura si debbono adoperare i colori con tanta unione, che e’ non si lasci uno scuro et un chiaro sì spiacevolmente ombrato e lummeggiato che e’ si faccia una discordanza et una disunione spiacevole (Introduzione alle tre arti del disegno. Pittura. Cap. XVIII, ed. Torrentiniana).

Un esempio di parola avente un’accezione differente rispetto a quella corrente è la parola capriccio, analizzata nei dettagli dalla storica della lingua Barbara Fanini in un recente contributo (Le Vite del Vasari e la trattatistica d’arte del Cinquecento: nuovi strumenti, nuovi percorsi d’indagine, in «Studi di Memofonte», 15, 2015). La parola nel Cinquecento conosce, in ambito artistico, un mutamento semantico dal negativo al positivo, diventando «sinonimo di un’inventività ricca, guizzante ed estrosa e, quindi, emblema del nuovo gusto creativo imposto dal Manierismo» (ivi, p. 97).

In precedenza capriccio valeva ‘ribrezzo, paura’ o anche ‘brivido, tremore’. Si ha un esempio nel passo dantesco «I’ vidi, e anco il cor me n’accapriccia, / uno aspettar così, com’elli ’ncontra / ch’una rana rimane e l’altra spiccia» (Inferno, XXII, 31-33), similitudine usata per descrive la condizione dei dannati della quinta bolgia (i barattieri immersi nella pece bollente).

Nelle biografie del Vasari, in particolare, si può osservare in alcuni casi il nuovo significato, di valenza positiva: sono infatti oggetto di lode i molti capricci di Leonardo o di Raffaello, i «capricci straordinari e nuovi» di Michelangelo, nonché le «capricciose» invenzioni di Leon Battista Alberti. Nella biografia del Mantegna si legge: «Mostrò costui con miglior modo come nella pittura si potesse fare gli scórti delle figure al di sotto in su, il che fu certo invenzione difficile e capricciosa», in cui quest’ultimo aggettivo è sinonimo di ‘ardita, sperimentale’.

Per concludere. Con i pochi esempi sopra si è voluto offrire solo un piccolo saggio di come il corpus LBC prometta di essere un utile strumento di ricerca utile a consentire, ora e soprattutto in avvenire, grazie a un progressivo e regolare suo ampliamento, di ritrovare, osservare ed eventualmente analizzare il lessico delle arti e dei beni culturali – in sincronia e in diacronia, attraverso vari generi testuali rappresentati – a beneficio di linguisti, storici dell’arte, traduttori, operatori dei beni culturali e chiunque altro abbia necessità di attingere al ricco patrimonio artistico di cui il progetto LBC vuole restituire una degna rappresentazione.